2. Intervista a EMANUELE DILIBERTO
Emanuele Diliberto nasce a Palermo nel 1942, qui frequenta l’accademia delle Belle Arti e nel 1963 si trasferisce a Roma, dove dipinge e nel contempo lavora con successo come disegnatore e vignettista satirico collaborando con numerose testate giornalistiche. Nel 1970 in un grande loft affittato a Soho il suo modo di fare pittura si arricchisce dell’atmosfera borderline ed eccitante di New York che in quegli anni era diventata il centro vitale dell’arte moderna e contemporanea. E’ qui che frequenta alcuni tra i più celebri protagonisti delle avanguardie internazionali, fra questi anche Basquiat e Rauschemberg, e il suo linguaggio pittorico si personalizza in un processo evolutivo che continua fino ad oggi.
Brillanti, energiche, reduci dalle atmosfere più gioiose della pop-art, le opere di Diliberto sono un strepitoso turbinio di colori e segni. In una astrazione quasi totale, in un caos soltanto apparente, nelle opere dell’artista palermitano regna invece una armonia cromatica ed emozionale impareggiabile.
Diliberto ha vissuto a lungo tra Milano, Parigi e New York, per poi tornare nella sua città- Palermo- dove tuttora vive e a lavora.
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Qual è il tuo concetto di Arte?
…..l'arte?....uno sguardo onnivoro sull'illusione dell'esistenza.
Quando hai capito che avresti vissuto facendo arte?
...mai prese in considerazione altre possibilità, non sapevo si chiamasse arte... pensavo, e lo penso ancora, che più o meno lo possa fare chiunque.
Ci sono punti di riferimento storici -pittori, scrittori, poeti, musicisti- che ti hanno ispirato nella elaborazione del tuo percorso artistico?
Praticamente tutti, anche quelli che non conosco e perfino quelli che non mi piacciono (pittori, scrittori, musici...) spero, da tempo, digeriti e dimenticati.
Che tipo di artista ti consideri?
Bipede.
Come definiresti il tuo stile pittorico?
Schizzoide.
Qual è il tuo messaggio e a chi è rivolto?
Quel che si vede è rivolto principalmente a me ma senza pretese di privacy. Come retrogusto:"impara l'arte e vattene su Marte!"
C’è (un messaggio o) una sensazione particolare che ti piacerebbe trasmettere con le tue opere?
Certamente: andiamo tutti al bar a far festa e poi, perchè no, un bel Bunga-Bunga ....amoroso però!
Nell’universo di segni, tracce e grafie che significato hanno le ampie campiture monocrome che compaiono talvolta nei tuoi quadri?
….spazi di silenzio o di quiete, come nella musica o nella poesia, così la vertigine del caos te la godi di più.
Strane figurine lasciano intuire la presenza dell’uomo. Chi è il vero protagonista delle tue opere?
L'elenco telefonico...così pieno di gente!
Sappiamo di importanti progetti per il tuo futuro artistico. Vuoi anticiparci qualcosa?
..vero, ma meglio dirlo a cose fatte.
Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?
Non vedo la differenza, i bicchieri sono intrinsecamente fragili, ed io preferisco bere a canna.
Grazie..
A te, ciao.

