3. Intervista ad ALESSANDRO BAZAN
Alessandro Bazan (Palermo 1966) è tra i protagonisti di spicco della scena artistica italiana degli ultimi 20 anni. Per definizione associato a quella "Scuola Palermitana", che si lega forse più a legami affettivi, piuttosto che ad una vera e propria scuola di stili e correnti.
Qual'è la tua definizione e il tuo concetto di Arte?
Io non so come si può definire l'arte. Credo che sia una di quelle dimensioni indefinibili, e che comunque non necessita di definizione.
Per me è la possibilità di scomparire, demolecolarizzandomi all'interno di un contesto di cui sono parte, l'Arte in questo senso è essere un filo d'erba che mosso dal vento si muove insieme a tutti gli altri. E il senso primo dell'arte per me è questo: di perdermi dipingendo.
Quando hai iniziato a dipingere e il tuo rapporto con la pittura?
Ho iniziato a dipingere intorno ai 18 anni, prima disegnavo soltanto. Non ho mai utilizzato altri strumenti, non perchè li neghi, ma perchè nego l'idea che la pittura sia parte degli strumenti, ma sia lo strumento in sè.
Mi incuriosiscono anche altre forme, ma la mia naturalezza, quel mio desiderio di diventare molecola di un insieme, mi fa pensare che io posso farlo al meglio dipingendo, che io possa essere questo dipingendo, e non facendo altre cose che presuppongono rapporti con altri strumenti. Come fotografare, fare installazioni, entrare e lavorare su un ambiente, utilizzare i suoni, ma credo che non si possono fare queste cose e anche dipingere, intendendo la pittura come una di queste cose.
Quasi ci fosse una distinzione tra artista e pittore?
Chi è artista-pittore, chi fa la pittura, la fa da sè, non si avvale di altri mentre oggi nell'ambito dell'arte l'artista spesso si avvale di questa pratica. In Italia, per la grande tradizione storica pittorica, può succedere che si arrivi a fare questa distinzione, ma negli altri Paesi questa non esiste. "The Painter" è solo una definizione aggettivale, e si parte invece dalle parole Kunstler o Artist. Di contro in Italia esser eletto a Pittore corrisponde a raggiungere un posto di rilievo.
Gli artisti che oggi operano in una certa funzione, che non sono cioè artisti della pittura o della scultura propriamente detta, ma si trovano a muoversi con vari media, si sottraggono all'idea di eseguire, poichè sono legati all'idea degli anni '70 e alla definizione di arte concettuale. L'artista quindi come ideatore e altri che materializzano la sua opera, poiché non è la materializzazione il pensiero dell'opera. Nella pittura invece il pensiero dell'opera è dentro la pittura stessa.
E quindi quali sono i pensieri, le aspirazioni, i riferimenti della tua pittura...?
Quello che fa venire fuori i miei quadri è sicuramente tutto quello che vedo, senza distinzioni nè pregiudizi. Quello che cerco con i miei quadri è la meraviglia, che nel suo concetto così generico è difficile da definire in un solo canale, in un solo pensiero. Faccio un autoanalisi riferita alla mia persona, parto da me, analizzo Alessandro Bazan, non analizzo l'arte.
Che rapporto hai con i tuoi quadri?
I quadri sono per me l'elemento su cui viene impressionato questo agire. Sono legato a tutti i quadri che ho fatto, ma in qualità del lavoro che c'è dietro. E' il lavoro che faccio il punto, non i singoli quadri. E' chiaro che ce ne sono alcuni a cui sono particolarmente affezionato, o per la qualità intrinseca, o perchè legato ad un momento preciso, o perchè ha segnato un punto di svolta. Ma in assoluto per me i miei quadri sono il sostegno del mio lavoro: Non ho mai finito un quadro perchè sto ancora dipingendo lo stesso quadro che ho parcellizzato in milioni di quadretti, quadri, quadroni, e che ancora sto continuando.. In questo senso è per me impossibile stabilire il rapporto con un quadro.
Il collezionismo e i collezionisti...
Il mio atteggiamento nei confronti dei collezionisti è sempre pervaso da un timido senso di gratitudine. Non l'ho mai dato per scontato, e ogni volta che sento che qualcuno ha un mio quadro mi sorprendo sempre un po'. Sicuramente tutte le volte che questo avviene sono contento perchè mi permette di continuare a farlo, stando in una posizione di privilegio.
Va bene così, grazie..
Grazie a te.

