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1. L’Arte Contemporanea alla fine della guerra.

La fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, ebbe sul mondo artistico l’effetto di cambiare gli equilibri culturali, con conseguente spostamento del “centro artistico” da Parigi a New York.
Fino a quel momento Parigi non aveva avuto rivali nell’essere riconosciuta come capitale unica della cultura, il mercato dell’arte moderna passava di lì e gli artisti di tutto il mondo venivano consacrati soltanto dalla loro presenza a Parigi.
La guerra, ma soprattutto la sconfitta, rovinarono questo cosmo e crearono una crisi materiale e ideale difficilmente superabile.
Gli Stati Uniti, vincitori, si confermarono la più grande potenza mondiale e divennero l’esempio della massima libertà d’espressione. In questo contesto, la generazione degli artisti americani si avvia alla sua piena maturità, come risultato di un processo di crescita iniziato nei decenni precedenti e alimentato in gran parte dal modello europeo di cultura, libertà e modernità: le collezioni americane d’arte moderna si erano formate tutte, o quasi, a Parigi, e per i giovani americani fu di fondamentale importanza il confronto diretto con molti artisti europei che durante gli anni trenta soggiornarono o si stabilirono negli Stati Uniti, diventando spesso insegnati nelle scuole d’arte. L’elenco è lunghissimo e si tratta soprattutto di artisti tedeschi e francesi: Walter Gropius, Marcel Breuer, George Grosz, Josef Albers, Piet Mondrian, Max Ernst, Sebastian Echaurren Matta, Yves Tanguy, Andrè Masson, Hans Hoffmann, Jean Helion, Hans Richter, Marcel Duchamp, Picabia e molti altri ancora. Tra gli italiani: il futurista Fortunato Depero, Giorgio De Chirico, e il giovane romano Corrado Cagli, costretto all’esilio dalle leggi razziali del 1938.
Dopo la guerra, l’Europa, impoverita e provata dalla sconfitta, faticava a ritrovare il suo centro e gli artisti cercavano altrove nuove forme di espressione, mossi dall’esigenza di interrogarsi su un mondo totalmente cambiato, non solo politicamente ma anche nella sua intima essenza, mettendo in luce gli abissi di orrore di cui l’uomo si era dimostrato capace.
New York, dunque, diventa il punto di approdo naturale per il sistema dell’arte del dopo guerra, gli artisti americani abbandonano a poco a poco i modelli del mondo europeo, impegnato intanto a rimuovere le sue macerie, non solo fisiche ma anche morali e ideali.



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